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Dodo per me è stato un maestro
insostituibile, mi ha insegnato tutto quello che so e ogni volta che
sono in slitta o con i miei cani mi vengono in mente i suoi molti
insegnamenti. Ma non è stato solo un maestro, è stato un amico, è stato
"uno di famiglia". Abbiamo condiviso tante cose, tante avventure. Ci
eravamo conosciuti nel novembre del 1997, io ero al mio secondo siberian
e non sapevo ancora nulla di mushing e sleddog, ma erano realtà che mi
affascinavano. Mi trovavo a Sestriere ed un amico mi disse: "Sai che sta
aprendo una scuola di sleddog qui Dodo Perri?". Io lo conoscevo solo di
fama, avevo letto sulle riviste specializzate delle sue imprese ma non
lo avevo mai incontrato. Così una mattina siamo partiti io, la mia
compagna ed il mio cane ancora cucciolo (aveva circa 5 mesi) e siamo
andati a vedere di persona come fosse questa scuola. Appena arrivati al
luogo che ci avevano indicato vidi un uomo che lavorava con il piccone
nella neve e capendo che era lui mi avvicinai e mi presentai con il mio
cane al guinzaglio dicendogli che lo conoscevo di fama, che avevo saputo
che avrebbe aperto una scuola lì e che ero interessato a imparare a
lavorare con il mio cane. Dodo si presentò a sua volta, poi mi chiese se
potevo dare il cane in mano alla mia ragazza e mi mise in mano un
piccone indicandomi dove dovevo scavare, dicendomi:"Se vuoi imparare ad
andare in slitta inizia ad imparare a fare un canile! Su, dammi una
mano!". Mentre lavoravamo parlammo moltissimo: di lui, di sleddog, dei
suoi cani. Da quel momento ho iniziato a lavorare con lui: all'inizio
era la classica gavetta che sempre si deve fare quando si vuole imparare
davvero. Qui vorrei solo ricordarlo riportando un articolo che ho
scritto per il bollettino CIRN subito dopo la sua tragica scomparsa. |
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Un piccolo ma
sincero tributo ad un grande uomo
di Luca Chiarelli
Eccomi qua, seduto davanti al pc a scrivere una pagina che non avrei mai
voluto scrivere per nulla al mondo, ma alle volte la vita è davvero
strana e di fronte al destino nessuno di noi può nulla.
Il 14 luglio 2006, giorno del mio 33esimo compleanno, intorno alle 15.30
è scomparso – a causa di un tragico incidente – uno dei miei amici più
cari, Dodo Perri.
E` incredibile il vuoto che ha lasciato dentro di me, lo stavo per
chiamare intorno alle 20.30 per ricordargli,come aveva fatto lui qualche
mese prima in occasione del suo 48esimo compleanno, che gli auguri me li
facevo da solo, visto che “gli amici” si erano dimenticati di farmeli, e
lui povero non c’era già più, se ne era andato senza dirmi il suo solito
“ciao man!”, se ne era andato in silenzio.
Dodo è stata una delle persone più straordinarie che io abbia mai
conosciuto, un grande amico al quale sono e sarò per sempre legato in
maniera indissolubile.
Lo conobbi 9 anni fa, quando stavo iniziando ad avvicinarmi al mondo
dello sleddog; lui mi insegnò tutto, dalla a alla z, e ancora oggi
custodisco i suoi preziosi insegnamenti e ne faccio quotidianamente
tesoro, perché l’esperienza di questi anni mi ha dimostrato che tutto
ciò che mi ha insegnato lui si è sempre rivelato giusto, mentre da molti
altri musher che ho conosciuto non ho imparato un bel fico secco di
niente.
Sono riuscito a tirare su, grazie agli insegnamenti di Dodo, un leader
eccezionale che ora, esattamente come mi aveva detto lui, sta insegnando
alla mia cagna più giovane, che a 13 mesi è già in grado di correre in
testa a team di 12 cani, di dare un ottimo ritmo alla corsa e di
accompagnare prontamente il leader a sinistra o a destra non appena
sente il mio comando.
Tutto ciò mi fa sorridere, se penso a quanti musher non sono capaci di
tirarsi su un buon leader ma lo devono acquistare spendendo cifre
astronomiche, trincerandosi dietro ad un banale “sai, non ho il tempo
per farmi un leader...”
Per carità, io rispetto le idee di tutti, proprio come faceva Dodo,
peccato che troppa gente che ha imparato da lui non è mai stata capace
di rispettarlo e di riconoscere la sua grandezza.
Stare accanto a lui era sempre fantastico, aveva una personalità
vulcanica, era sempre pieno di idee e di voglia di vivere. Aveva una
grande considerazione per il valore dell’amicizia, ci teneva molto agli
amici, quelli veri, quelli per lui importanti, quelli che al suo
funerale singhiozzavano davvero e non riuscivano a darsi pace per il
fatto che Dodo non c’era più.
Sorrido quando penso alle mille avventure che abbiamo passato insieme,
alle sue battute sempre pronte, al modo estremamente diretto che aveva
per dire che cosa pensava anche al perfetto sconosciuto. Lui non aveva
“filtri”, non pesava le parole, diceva subito quello che sentiva, poi se
si accorgeva magari di aver urtato la suscettibilità del suo
interlocutore riformulava immediatamente la frase per spiegarsi meglio,
per far capire che il suo era solo un consiglio, che quello era solo il
suo modo di vedere le cose, senza rancori e senza offesa.
“...zzo fai, vai in giro senza freni???? Ma sei scemo????”. Questa frase
è ormai diventata storica a casa mia, l’aveva pronunciata lui tirando
prontamente giù il finestrino e rivolgendosi a un pazzo che mi aveva
tagliato la strada senza darmi la precedenza che mi era dovuta. Aveva
sempre la battuta pronta e sentirlo raccontare le sue esperienze era
davvero emozionante. Al ritorno dalla sua Iditarod, nel 2005, era venuto
a trovarmi ed avevamo trascorso una serata fantastica, con lui che per
tutta la durata della cena e del dopo-cena mi ha raccontato per filo e
per segno tutta la sua gara, tutti quei momenti stupendi in cui un
musher si trova là fuori, tra le immense distese di neve e ghiaccio, da
solo con i suoi cani. Momenti intimi, personali, esperienze uniche ed
irripetibili che in quell’occasione mi avevano fatto venire i brividi.
Vederlo in mezzo ai cani era emozionante, non ho mai visto nessuno
gestire 30 e più cani come faceva lui. Quando era ora di caricarli o
scaricarli dal furgone li liberava tutti e batteva per due volte le
mani: quello era il segnale, tutti quanti partivano correndo e saltavano
sul furgone, ciascuno nella propria gabbia e nessuno si sognava di
sbagliare e di infilarsi nella gabbia di un altro.
Idem quando componeva il team prima di uscire: attaccava il leader, dava
il “line-out”, il cane tirava su la linea e non si spostava di mezzo
millimetro. Lui si componeva tutto il team con la massima calma, senza
ausilio di nessuno, con la sola àncora piantata nella neve e poi
partiva. Non ho ancora mai visto un musher fare così, tutti quelli che
ho visto io hanno bisogno di almeno una persona che gli tenga fermi i
leaders per comporre il team.
Che altro dire? L’unica cosa che mi sento di potergli promettere e` che
la sua eredità come musher l’ho raccolta io e cercherò di trasmetterla
ovunque potrò, perché il suo modo di stare con i cani e di lavorare con
loro era davvero unico.
Grazie Dodo.
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